Visitare e vedere Peschici
Inserito nel Parco Nazionale del Gargano, in provincia di Foggia, Peschici è un borgo di discrete dimensioni (4.000 abitanti) a forte vocazione turistica e meta non solo degli appassionati del mare, ma anche degli amanti della natura. Bandiera Blu per il mare cristallino e l’ambiente incontaminato, fa parte anche della Comunità Montana del Gargano che ne tutela l’aspetto faunistico e la flora mediterranea.
Furono con ogni probabilità gli Slavi (chiamati anche Schiavoni) a fondare il borgo, sotto la guida di Ottone I imperatore, intorno all’anno Mille. Lo dimostra anche l’origine slava del nome, nella cui lingua pjèskusa significa fondale sabbioso. Durante la dominazione normanna, fu feudo di numerose famiglie patrizie per poi passare sotto la dominazione angioina e aragonese.
Nel plebiscito del 1860, quasi il 40% degli abitanti votò a favore dei Borboni, tanto radicata era l’influenza spagnola nonostante la lontananza da Napoli capitale del regno.
Ma Peschici, oltre a fitti e intrecciati avvenimenti storici che la pongono in rilevanza nel panorama nazionale, è anche la cittadina delle curiosità. Qui, nell’ottobre del 1998, fu vinta al superenalotto, la più grande cifra (all’epoca) di un gioco a premi d’Europa: 63 miliardi di lire.
Cosa fare e cosa vedere a Peschici
Nel maggio del 2003, la città ha ospitato Nicole Kidman in vacanza con i genitori e, infine, è l’unico paese d’Europa a vedere il sole sia sorgere che tramontare nel mare, grazie alla sua particolare posizione geografica.
Per chi volesse praticare il mare, ci sono numerose strutture ricettive, fra residence, hotel e locande.
Il centro storico, con la sua tipica configurazione medievale, è lo scenario ideale per passeggiate romantiche e cene a base di pesce. Da ammirare, poi, quel che rimane della cinta muraria fatta costruire da Federico II, insieme alla Torre del Ponte, nota anche con il nome di Rocca Imperiale.
Nel corso dei secoli, la Torre, fu sede di tutti i dominatori che si alternarono in Peschici: dagli svevi agli spagnoli passando per angioini e aragonesi. Nei dintorni, c’è un vero e proprio museo a cielo aperto.
Nelle rocce calcaree, infatti, sono state trovate tombe risalenti al periodo paleocristiano, successivamente riutilizzate dai contadini come vasi per le piante di fico.



